L’effetto placebo, questo sconosciuto: conferenza a Torino

Giovedì 26 febbraio 2009 si è tenuta a Torino una delle conferenze del ciclo GiovedìScienza. Relatore Fabrizio Benedetti, dell’Istituto Nazionale di Neuroscienze, Università di Torino. Nella conferenza ha parlato dell’effetto placebo. Troverete il video della conferenza a questo indirizzo. Qui di seguito vi illustro i punti chiave della conferenza, ma vi invito a vederla voi stessi (ricordate: io non sono un medico e questo articolo non è in alcun modo un consiglio medico; se state male andate dal dottore!).

L’effetto placebo è quel fenomeno per a causa del quale si ha una guarigione o comunque un miglioramento del quadro clinico di un paziente a seguito dell’assunzione di una sostanza senza alcun effetto medicinale (per esempio acqua fresca) ma sulla quale il paziente ha una forte aspettativa di guarigione. Il placebo è definibile come un trattamento medico finto.

Per prima cosa è necessario però sottolineare che quando i sintomi di una malattia migliorano a seguito dell’assunzione di una sostanza senza proprietà medicali, le cause possono essere sostanzialmente tre:

  1. Un intervento divino, il classico miracolo.
  2. Una spontanea remissione della malattia, per cui il miglioramento ci sarebbe stato anche senza l’assunzione della sostanza.
  3. L’effetto placebo

Oggigiorno l’effetto placebo viene studiato per poter capire meglio i meccanismi di funzionamento del nostro corpo in relazione alla nostra psiche. Vediamo ora quali sono i meccanismi grazie ai quali esiste l’effetto placebo.

Il primo è un meccanismo inconscio; è il semplice condizionamento. Lo si è studiato inizialmente con gli animali, quando si da da mangiare ad un cane e contemporaneamente si suona un campanello; dopo alcune volte che si ripete la cosa il cane associa il suono del campanello all’arrivo del cibo e si aspetterà del cibo ogni volta che sente il suono del campanello. Per l’uomo le cose accadono in modo analogo. Un’aspirina è sempre tonda e bianca, ed ogni volta che la prendiamo abbiamo un effetto analgesico; dopo tante pastiglie tonde e bianche di aspirina, il nostro cervello è condizionato e si aspetta sempre un effetto analgesico. Ad un certo punto il condizionamento è tale per cui qualunque pastiglia tonda e bianca senza farmaco all’interno avrà un effetto analgesico. Si parla quindi di un effetto legato alla sfera dell’apprendimento.

Il secondo è un meccanismo conscio, nel quale rientrano a vario titolo l’anticipazione, l’aspettativa, la fiducia, la speranza. Il relatore mostra un video nel quale è sufficiente dire alla paziente che sentirà più o meno dolore affinché, quando poi le si somministra solo acqua e zucchero, lei effettivamente senta più o meno dolore. Il fatto è che nel nostro cervello si attivano una serie di sostanze neurotrasmettitori come conseguenza di particolari stimoli verbali, e tali stimoli, positivi o negativi, attivano particolari zone del cervello. Come conseguenza questa attività celebrale va a condizionare quei meccanismi del cervello legati alla percezione del dolore facendo effettivamente sentire al paziente più o meno dolore. Ovviamente l’aspettativa di guarigione, la fiducia nella persona che fornisce gli stimoli verbali, la speranza di una guarigione, amplificano l’effetto placebo. Il relatore parla poi dell’effetto placebo anche nel caso del morbo di Parkinson, per cui non ci si ferma ad una percezione, come la percezione del dolore, ma si affronta anche un sintomo oggettivabile, come il tremore della mano del paziente. Anche in questo caso, dati scientifici alla mano, uno stimolo verbale positivo, associato a dell’acqua zuccherata ed alla visione di un medico col camice, fa si che nel cervello si rilasci della dopamina e diminuiscano i sintomi del Parkinson. Anche i singoli neuroni funzionano in modo differente a seguito del placebo.

Ricordiamoci comunque che non è possibile sostituire una terapia farmacologica con un placebo per due motivi. Primo non si può essere sicuri dell’efficacia del placebo; tale efficacia varia moltissimo da paziente a paziente, cosa che invece non capita con una terapia farmacologica; per cui non posso dire a priori che un paziente risponderà in modo positivo al placebo. In secondo luogo l’effetto placebo dura poco, raramente più di trenta minuti.

Interessante poi lo studio dell’effetto placebo quando effettivamente viene fatta una terapia farmacologica; il farmaco antidolorifico somministrato di nascosto ha meno effetto del farmaco somministrato in un certo contesto con apparecchi medicali, dottori, siringhe, ecc. Da qui se ne deduce che l’effetto placebo va ad interessare gli stessi recettori interessati dalla terapia farmacologica.

Delle varie cose dette dal relatore mi ha molto colpito il fatto che si possa utilizzare l’effetto placebo in sostituzione del doping nello sport. Il relatore ha mostrato una situazione sperimentale nella quale il meccanismo è molto semplice: se ci si allena sotto l’effetto della morfina nelle settimane precedenti la gara, e nella settimana della gara si prende un placebo, l’effetto sull’atleta è lo stesso di quello che si avrebbe in caso di doping.

Vi esorto a guardare il video della conferenza a questo indirizzo.

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