Influenza AH1N1: conferenza a Torino

Giovedì 10 dicembre 2009 si è tenuta a Torino una delle conferenze del ciclo GiovedìScienza. Relatore Massimo Clementi. Per coloro che volessero vederla, il video è disponibile sul portale a questo indirizzo.

Voglio qui scrivere alcuni commenti e considerazioni su quanto ho sentito.

Inizialmente si parla di mortalità da influenza spiegando cosa si intenda; più precisamente viene detto che tale influenza è concausa di morte in un caso su centomila abitanti, mentre l’influenza normale è concausa di morte in un caso su diecimila abitanti. Viene infatti spiegato che questo numero è stato calcolato guardando da un punto di vista statistico, su un certo campione, quante persone muoiono nei mesi in cui è presente l’influenza e quante ne muoiono nei mesi nei quali non è presente.

Per prima cosa è utile notare che l’influenza normale, di cui raramente ho sentito persone avere paura, è dieci volte più pericolosa di quella suina che ha spaventato molta gente che conosco.

In secondo luogo è importante osservare che il dato di mortalità si riferisce agli abitanti, e non ai malati. Così come è stato formulato, il tasso di mortalità mi permette di calcolare quanti decessi mi posso aspettare in una certa popolazione a causa di quel virus, ma è un valore del tutto inutile per capire quale sia la probabilità di decesso di un paziente qualora si prendesse la malattia. Per cui il tasso di mortalità così formulato non mi permette di rispondere alla domanda: “se mi ammalo, che probabilità ho di morire?” Questo dipende, come dice il relatore, sia dalla presenza di patologie preesistenti, sia dall’età.

 Più avanti nella conferenza è stato spiegato cosa sia il virus dell’influenza e come sia fatto; un tipo di nozione che ho scoperto essere fondamentale per capire il fenomeno dell’influenza nel suo contesto più ampio. Esistono poi tre tipi di influenze: la A, la B e la C. I virus influenzali A sono quelli più problematici e sono in origine virus degli uccelli. Il virus è una sorta di sfera dalla quale escono due tipologie di proteine differenti: la emoagglutinina (indicata con la lettera HA) e laneuroaminidasi (indicata con la lettera NA). Di queste due proteine ne esistono versioni differenti, indicate con un numero. Ecco quindi da dove arriva la denominazione H1N1, H5N1, ecc. ecc. Il nostro organismo riconosce il virus e lo combatte in base al numero identificativo della proteina sulla superficie del virus. Ogni tipo di virus ha poi al suo interno un certo patrimonio genetico formato da 8 segmenti di informazioni genetiche, e se più virus coesistono nello stesso soggetto, il loro patrimonio genetico si può mescolare. Il virus dell’influenza suina AH1N1 si è formato dall’unione di quattro differenti tipi di virus, uno aviario, uno umano, e due suini.

Quanti differenti proteine sono presenti nei virus che conosciamo?

  1. Negli uccelli: H1, H2, H3, H4, H5, H6, H7, H8, H9, H10, H11, H12, H13, H14, H15, H16, N1, N2, N3, N4, N5, N6, N7, N8, N9
  2. Negli uomini: H1, H2, H3, N1, N2
  3. Nei cavalli: H3, H7, N7, N8
  4. Nei maiali: H1, H3, N1, N2

Come vedete gli uccelli sono affetti da tantissimi tipi di virus, mentre uomini, cavalli e maiali ne hanno ereditati molto pochi dagli uccelli. Il nuovo virus, in realtà ha delle agglutinine già conosciute dall’uomo, e quindi è meno pericoloso di quanto lo sarebbe un virus con una agglutinina differente. In tal caso gli anticorpi esistenti non avrebbero alcuna efficacia. Da questo virus siamo comunque parzialmente protetti, ma non immuni, in quanto il virus a cui siamo abituati è in parte mutato rispetto a quello arrivato adesso dai maiali. Il virus che circola adesso è molto simile al virus aviario che molti anni fa aveva infettato i maiali e che successivamente è passato all’uomo. Sul sito di GiovedìScienza si legge:

Gli anziani, cioè coloro che hanno almeno 65 anni, non dovrebbero essere bersaglio del contagio in quanto già immunizzati rispetto a questo virus, che aveva già colpito negli Anni 50 del secolo scorso.

E’ per questo motivo che la maggiore mortalità si verifica tra le persone tra i 25 e i 40 anni, e che il maggior numero di infettati si sia riscontrato tra i giovani con meno di 24 anni; i giovani generalmente non hanno patologie preesistenti e i vecchi sono in parte immuni!

Per quanto riguarda il futuro, studiano la storia vediamo che il tentativo di passaggio dagli uccelli all’uomo di nuovi virus è un evento piuttosto comune, molto più comune di quanto io non immaginassi. A parte alcunicasi sono sempre stati passaggi dagli animali all’uomo e mai da uomo a uomo in modo da innescare delle epidemie. Ecco un breve elenco di tali eventi così come è stato presentato nella conferenza. Presento prima i virus che hanno creato pandemie.

  1. Nel 1918 ci siamo presi l’H1N1 (la spagnola), un virus che dal punto di vista delle proteine esterne è identico a quello attuale
  2. Nel 1957 ci siamo presi l’H2N2 (l’asiatica), oramai del tutto scomparso
  3. Nel 1968 ci siamo presi l’H3N2 (l’influenza di Hong Kong)

Questi sono i virus che adesso il nostro sistema immunitario conosce. Ad ogni modo virus con queste proteine circolano e mutano in continuazione, pur non modificando le proteine che hanno esternamente. La nostra difesa immunitaria dipende tra le altre cose, dall’entità di tali mutazioni.

I seguenti virus non si sono adattati all’uomo:

  1. Nel 1997 – H5N1 – Hong Kong
  2. Nel 1999 – H9N2 – Cina e Hong Kong
  3. Nel 2002 – H7N2 – Virginia
  4. Nel 2003 – H5N1 – Cina e Hong Kong
  5. Nel 2003 – H7N7 – Olanda
  6. Nel 2003 – H5N2 – Hong Kong
  7. Nel 2003 – H7N2 – New York
  8. Nel 2004 – H5N1 – Tailandia e VietNam
  9. Nel 2004 – H7N3 – Canada
  10. Nel 2005 – H5N1 – Tailandia e VietNam

Questi sono i casi nei quali il salto di specie è stato tentato, ma è poi successivamente fallito in quanto il virus non si trasmetteva da uomo a uomo. Questi tentativi non sono quindi una novità, ma avvengono sempre, comunemente, da chissà quanto tempo. Questi tentativi sono quindi destinati quasi sempre all’insuccesso. Per questo motivo il relatore esorta a non temere tali eventi, ma a seguirli con attenzione, e a questo riguardo elogia l’Istituto mondiale della sanità per l’imponente e ben funzionante apparato di monitoraggio e controllo che ha messo in opera.

Vi esorto a vedere il video della conferenza sul portale a questo indirizzo.

Vorrei adesso richiamare la vostra attenzione su una serie di video che ho trovato su YouTube che parlano dell’influenza suina. Sono tutti utili per capire meglio questo fenomeno ed imparare come comportarci di conseguenza. Trovate i video raccolti a questo link:

http://fisica.decapoa.altervista.org/fisica/index.php?w0=medicina&w1=batteri_virus&e2=sangue

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