Thailandia: Visita al villaggio Karen

Il racconto di una guida locale riguardo alle "donne giraffa"!

Thailandia - agosto 2000

Mai nome più brutto poteva essere scelto per una persona: "donna giraffa". Ad ogni modo mi recai a visitare il viallaggio dopo esseremi trovato una guida che mi portasse. Partimmo in jeep la mattina presto per arrivare a destinazione dopo un'oretta circa. Per entrare nel villaggio devo pagare un biglietto di ingresso; la guida mi dice con quel biglietto mi sono guadagnato il diritto di girare come credo e fare tutte le fotografie che desidero. Prima però devo ascoltare alcune cose che ha da dirmi a riguardo a ciò che sto per vedere. Rimango un po' stupito dal fatto che lui sembra conoscere personalmente le persone del luogo, e sono curioso di sentire cosa mi deve dire.
Lui comincia il racconto e mi parla dei collari di metallo fatti di molti anelli che vengono man mano aggiunti al collo, alle ginocchia ad alle braccia durante la crescita. Scosta un poco uno di questi anelli e posso vedere sulla pelle della ragazza i lividi con la quale perennemente lei convive. Non è obbligata a portarli, ma, come spesso nella vita delle persone più deboli, la decisione spesso dipende da fattori estranei e la scelta non è una vera scelta. Il biglietto che ho pagato permetterà di sostentare l'ambulatorio medico del villaggio, nonchè la scuola elementare. Mi racconta anche che con quei soldi si finanziano non so quali attività nella vicina Birmania, da dove loro provengono. Il turismo è un indubbio vantaggio per loro, ma anche per l'amministrazione locale che si becca una percentuale degli introiti. Ma per fare arrivare i turisti è necessario avere gli anelli al collo e vivere in un villaggio trasformato in una specie di zoo. L'amministrazione locale paga una certa somma di denaro per ogni donna che mette gli anelli, altrienti niente, ed ecco che le persone sono incentivate a subire questa forma di tortura. Se però decidessero di non indossare gli anelli, non avrebbero sovvenzioni, non arriverebbero turisti e finirebbero tutti nei campi profughi vicini dove le condizioni di vita mi si dice essere pessime. Anche gli introiti che arrivano dalla vendita di piccoli oggetti d'artigianato verrebbero a mancare. Giro per il villaggio e scambio qualche parola; conoscono l'inglese, e mi dicono di averlo studiato nella scuola del villaggio, accreditando il racconto della mia guida. Parlando con altri viaggiatori, ho sentito persone affermare che non si dovrebbe andare a visitare questi villaggi, ma io non ne sono così sicuro; forse al contrario è davvero una strada che li porterà in futuro ad ottenere una qualità di vita significativamente migliore.

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