Cambogia: Il campo di detenzione S21 a Phon Pen ed i killing fields

Quando la follia umana non ha limiti.

Cambogia - Gennaio 2004


Un po' di storia

La Cambogia ha avuto una storia molto travagliata, che ha raggiunto il culmine dell'orrore negli anni di dominio dei Kmer Rossi. Pol Pot, loro lider, portò il paese ad un tale livello di miseria tale da farmi stupire del fatto che la Cambogia esista ancora. Lo sterminio che Pol Pot attuò sui cambogiani è paragonabile, se non per certi versi peggiore, a quanto fece Hitler nella sua Germania.

La visita al campo S41

Al quel tempo avevo trent'anni, e la storia della Cambogia non la conoscevo affatto e, scioccamente, prima di intraprendere il viaggio, non mi ero nemmeno informato. Arrivato a Phon Pen, la capitale, prendo una camera in un simpatico ostello, dove alcuni ragazzi stanno guardando un film dal titolo Urla nel silenzio. Oramai è sera, ho già cenato e mi aggrego al gruppetto nella visione del film. Vi consiglio di guardarlo, è a dir poco scioccante. Colpito da quello che ho visto, prendo la guida e vedo che il campo di detenzione presente nella città è aperto alle visite del pubblico.

Il giorno dopo mi reco all'ingresso del campo e comincia la visita. Il campo era originariamente una scuola; nelle varie aule venivano reclusi i detenuti, per quel breve periodo che li separava dalla morte. La sala interrogatori, la cui unica funzione era quella di torturare il prigioniero per fargli ammettere le colpe, era arredata con alcuni strumenti di tortura. la guida ci spiegava che si veniva uccisi per i motivi più assurdi; alcuni avevano la colpa di portare gli occhiali, altri di essere parenti di persone amiche di cospiratori contro il regime, altri ancora venivano accusati di cospirare contro il regime percè a sessant'anni non lavoravano conla stessa energia di un ventenne, altri per aver screditato il regime avendo fatto la cacca in un pezzo di terra di proprietà dello stato. Le condizioni di vita nel campo erano drammatiche; ricorderò sempre la storia delle persone bastonate a morte per avere cambiato la loro posizione, il modo in cui stavano sdraiati. Sono decine le storie drammatiche, ed in rete è possibile trovare decine di documentari che le raccontano. 
Sono rimasto davvero colpito da quello che ho visto, soprattutto in relazione al fatto che prima del viaggio non ne sapevo niente. Uscito dal campo mi guardo intorno, e vedo un paio di negozi nei quali vengono venduti prodotti artigianali fatti da donne nullatenenti e portatrici di handicap causati dalle decine di migliaia di mine antiuomo presenti sul territorio. Giro e guardo tra gli scaffali, notando che si tratta di oggetti pregevoli; leggo alcune storie delle donne che li hanno realizzati e noto che sono storie di rivincita, storie di gente che ha patito molto, ma che vuole riprendersi, sollevarsi e ricominciare, ricca di una dignità che ho trovato in poche popolazioni al mondo. 

killing fields

Dopo poche ore sono andato a visitare il campo di sterminio dove i bambini venivano uccisi facendo sbattere le loro teste contro gli alberi. Questa era una pratica diffusa in quanto potevano essere risparmiate delle pallottole. Questo luogo è uno dei tanti killing fields sparsi per il paese. Anche qui la scena è quindi impressionante; un enorme mausoleo per tutte le vittime del luogo contiene infatti le migliaia di teschi ritrovati in quella zona. Dei ragazzi mi si avvicinano e mi chiedono se volessi provare a lanciare qualche bomba a mano. Sulle prime non capisco, poi mi ricordo di un trafiletto che avevo letto pochi giorni prima: la guerra ha lasciato nelle mani della popolazione una gran quantità di armi, ed ora chi le tiene, probabilmente in modo illegale, offre ai turisti la possibilità di divertirsi ad usarle in cambio di pochi soldi.
Lascio anche questo secondo tristissimo luogo; mentre sono a cena in un semplice ristorantino lontano dalla folla dei turisti, mi concedo alcuni minuti per riflettere su quello che avevo visto. Non saprei spiegarmi esattamente il perchè ma ho scoperto di essere rimasto maggiormente turbato da quanto avevo visto quel giorno, rispetto a quanto avevo visto nel mio viaggio in Polonia.

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