Cambogia: Da Ban Lung a Kratie

Se credi di aver visto ogni genere si strada sconnessa... percorri questa!

Cambogia - Gennaio 2004

In attesa della partenza
Il ragazzo che incontrai ieri alla stazione dei taxi mi disse che il pick-up per Kratie sarebbe partito la mattina seguente verso le sette. Mi suggerì inoltre di presentarmi verso le sei e mezzo per maggiore sicurezza, senza rendersi però conto di quanto fosse superflua tale sicurezza. Mi presento diligentemente alle sei e mezza, ma rinuncio a prendere il taxi che era in procinto di partire, visto la scomodità di dover viaggiare in otto o nove per 150 Km su quella che a detta della guida è una delle peggiori strade del pianeta. Insisto quindi per prendere un pick-up con quattro grosse ruote motrici, e mi sento dire: "Va bene, ma dovrai aspettare circa quindici minuti". So che il viaggio durerà non meno di sette ore imprevisti esclusi e quindi gli rispondo che per me non è un problema. Dopo circa quindici minuti effettivamente arriva l'automezzo; prendo posto sul cassone e, sebbene sia il primo, so bene che non posso essere il solo, visto che se non arrivasse tanta altra gente fino ad essere stracarichi... non partiremmo nemmeno!
Verso le sei e tre quarti arriva un altro turista ed alle sette ci dicono che saremmo partiti verso le sette e trenta. Alle otto si accende il motore e ci si mette in moto. Non essendoci però abbastanza persone a bordo facciamo soltanto un lungo giro panoramico della città per vedere se, andando di casa in casa, si sarebbe riusciti a raccimolare qualche passeggero in più. Ritornati al punto di partenza passa circa un'ora prima di sentire nuovamente il motore accendersi. Adesso siamo dieci, ma a quanto pare non basta e ci sorbiamo un secondo giro della città in cerca di passeggeri. Sono le nome e un quarto e siamo di nuovo fermi. Alle dieci partiamo! questa volta per davvero... o quasi.

Fatto un nuovo giro a raccattare qualche passeggero, mi sento chiedere di anticipare dei soldi per andare a fare benzina; successivamente ci fermiamo davanti ad un negozio per aspettare che l'autista finisca di mangiare, quindi ritorniamo allo spiazzo dei taxi per raccattare l'ultimo ritardatariocirca e di li, stavolta senza ulteriori indugi, partiamo! Alle dieci e tre quarti circa usciamo dalla città, ma il percorso non è molto lungo. Un paio di kilometri dalla città e ci fermiamo per raccattare un paio di ragazzi con tre sacchi di riso e vestiti. Nel frattempo si approfitta della sosta per riparare qualcosa sul motore; non so cosa sia successo, ma dopo aver svitato, spostato, cambiato e riavvitato, ripartiamo come se niente fosse. 
Il viaggio 
La prima parte del viaggio scorre via veloce; le grosse ruote del fuoristrada hanno ragione delle grosse buche sulla strada e dei tratti dissestati. Nel frattempo noi sul cassone ci mettiamo le mascherine per ripararci dai grossi polveroni, sollevati non solo da noi ma da ogni mezzo che percorre questa strada. Dopo circa un'oretta ci fermiamo per mangiare e per comprare qualcosa da bere. La pausa dura circa una mezzoretta, il tempo necessario per mangiare e riparate qualcosa intorno alla ruota e sulla meccanica dello sterzo. Mentre sono vicino all'autista e lo guardo che smonta e rimonta perni e bulloni, vedo uno che scende dall'abitacolo con in mano una ventiquattrore. Poverino, non soffrono i polveroni, ma viaggiano decisamente scomodi, visto che dividono in otto lo spazio che era stato pensato per cinque. Non che noi ce la spassassimo visto che nel cassone eravamo in tredici seduti sulle varie mercanzie. Ma torniamo al tizio con la valigetta: fa due passi e la posa dentro il cassone vicino a dove prima mi sedevo io, perché evidentemente dentro non c'era proprio spazio. Io penso: "Se la poggia li vuol dire che non ci tiene!". Mi affretto a risalire sul mezzo e, visto che prima sedevo con una chiappa sul parafango e l'altra su di un sacco di vestiti, prendo la valigetta e me la metto sotto il sedere per stare più comodo... povera valigetta cosa dovrà passare! Lungo la strada incrociamo diversi mezzi, tra i quali uno in particolare era fermo da non poco ai bordi della strada. Ci fermiamo per dare una mano, e decisamente ne avevano bisogno visto che avevano completamente spaccato la trasmissione verso le ruote posteriori. Per cose come questa nessun cambogiano si lascia mai prendere dallo sconforto: quaranta minuti di lavoro e si rimuovono tutti i pezzi superflui o rotti! Il mezzo può adesso ripartire, anche se non ha più quattro ruote motrici ma soltanto due! Sono circa le due e giungiamo al bivio verso Kratie: di qui comincia una strada veramente allucinante, qualcosa che è difficile da spiegare: io so solo che prima non sapevo nemmeno immaginare un percorso tanto dissestato! Posso soltanto citare le parole della mia guida Lonely Planet: "[] è l'ultimo tratto della strada statale principale, per il quale mancano i finanziamenti. Con i suoi innumerevoli massi staccati e la sabbia profonda sono 141 Km di dolore e angoscia." Senza timore sfrecciamo a tutta velocità tra sassi, asfalto devastato, buche... fosse... voragini! Mi tengo forte, ma non per precauzione: per necessità. Sobbalziamo, saltiamo e sobbalziamo nuovamente; sono due ore che tiro tremende culate alla ventiquattrore su cui sono seduto! E continuerò per altre quattro ore quasi senza sosta. Ogni oggetto che al suo interno poteva rompersi adesso come minimo è in briciole! 
Spesso viaggiamo ai bordi della strada dove almeno due delle quattro ruote viaggiano su qualcosa di poco ondulato e con poche buche. Certo viaggiamo inclinati, ma almeno si sobbalza leggermente meno. 
Vedo l'autista impegnato a non sbagliare; un passo falso e ci giochiamo il semiasse! Non so come faccia a guidare visto che sta dividendo il suo sedile con un passeggero, ma del resto io ho ben altri problemi. Sono seduto vicino al bordo del cassone e se non mi tengo volo fuori. Combatto con un ragazzino per il posto dove infilare i piedi, tra una valigia ed un sacco, e cerco di tenere ferma la valigetta che una signora dietro di me continua a spostarmi da sotto il sedere spingendola con i piedi e cercando, poverina, di sistemarsi a mie spese più comoda possibile. 
Il viaggio continua, ed a stento riesco a credere ai miei occhi quando vedo di fronte a me grosse voragini piene di sabbia e profone per lo meno un metro. Il pick-up entra, sbanda e poi risale per uscirne; ed è in una di queste operazioni che ci giochiamo il paraurti posteriore che si stacca dal lato destro. Il problema non è grave, un pezzo di corda e tutto torna a posto, ma diversamente la penso riguardo al radiatore bucato! Non so come sia successo, ma prima di fondere il motore ci fermiamo nel primo villaggio in prossimità di un pozzo. Siamo al tramonto ed è il momento in cui le donne si recano al pozzo per prendere l'acqua e lavarsi. Osservo questo spaccato di vita quotidiana metre attendo che il mezzo sia di nuovo in grado di muoversi. L'autista-meccanico é pieno di risorse e, smontato il radiatore, lo ripara alla meno perggio. Purtroppo non ci riesce bene, e passiamo di restanti sessanta kilometri fermandoci ogni quindici kilometri a rimettere acqua nel radiatore. 
Oramai viaggiamo con il buio; soltanto i nostri fari illuminano la strada, o le poche luci nei villaggi che ogni tanto attraversiamo. La stellata è mozzafiato, ma a volte viene oscurata dal fumo dei piccoli incendi che ovunque bruciano ai bordi delle strade dell'entroterra cambogiano. 
Arriveremo a destinazione verso le nove e mezza; veniamo scaricati vicino all'arbergo e fimalmente posso farmi una doccia e sdraiarmi su di un comodo letto!

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