Vietnam 2013: diario di viaggio

Il primo impatto

L'arrivo a Saigon e stato tranquillo; nessun imprevisto particolare. Anche trovare l'hotel non è stato affatto difficile, nonostante quello che avevo scelto fosse al completo. L'unica nota di rilievo è la situazione del traffico: caotico a dir poco. A conferire una certa parvenza di ordine è che quasi tutti tengono la destra... per il resto sembra valere la legge del più forte. Per attraversare la strada è sufficiente (ma spesso anche necessario) lanciarsi intrepidi e decisi nel traffico, confidenti che tutti ti eviteranno... come effettivamente poi avviene. Nessuno si aspetta che tu possa esitare e avere dubbi... se ti fermi decine di motorini andranno in crisi, e ti guarderanno male nel difficile tentativo di evitare qualcuno di cui non sanno prevedere i movimenti. Hanoi, la capitale, non è tanto differente... tanto che dopo un po' di pratica sono diventato un provetto attraversato di strade. La visita della capitale ha offerto alcuni spunti interessanti, anche se nulla di particolarmente impressionante.

La baia di Halong

Una breve visita alla baia di halong mi ha permesso di esplorare questo bellissimo paesaggio. Con il kayak ho girato tra le formazioni rocciose della baia, passando in grotte naturali che poi si aprivano Su altre più piccole baie interamente circondate da rocce a picco sull'acqua. La notte sulla barca, nella piccola cabina con bagno che mi hanno assegnato, è stata vivacizzare dà un tremendo temporale con tuoni e fulmini a qualche centinaio di metri da noi.

I villaggi del nord

L'autobus notturno verso Cao Lai è di quelli con tre file di letti a castello; comodo ed accogliente se non fosse stato per la presenza di una simpatica colonia di scarafaggi affamati che hanno banchetto con la nostra pelle. L'autobus per Bac Ha è invece uno di quelli locali, lenti e affollati, che di villaggio in villaggio scaricano e caricano passeggeri e merci. Arriva in mattinata verso le nove, dandosi il tempo di orientarmi nel villaggio ed organizzare la visita ai mercati locali.

I mercati e i villaggi

Il mercato di Can Cao, il sabato, è un bruciante groviglio di uomini e merci; la gente dai villaggi, ed alcuni affaristi cinesi, arriva qui per vendere e comprare. Delle varie minoranze etniche del paese, molte indossano ancora i vestiti tradizionali, ed il mercato è un'esplosione di colori. Dal bestiame agli uccelli, dalle verdure alla carne, dalle medicine ai souvenir per turisti, tutto può essere acquistato e venduto. Il parcheggio dei motorini è sovraffollamento, mentre la gente scarica e carica su di essi enormi pacchi. Il mercato di Bac Ha, che si tiene di domenica, è invece un mercato cittadino. Sebbene la struttura sia la stessa di quelli rurali, tanto quanto le persone che lo frequentano, si vede la presenza di molti oggetti di produzione industriale. È qui che la gente dei villaggi si riferisce di quegli oggetti che non può produrre. Essendo la stagione delle piogge, le strade sono come sempre dei fiumi di fango a costante pericolo di frana. Il tremendo temporale che ci ha colpito mentre girato con la mia guida ed il motorino, ha portato tanta di quell'acqua dà trasformare alcuni pezzi di strada in veri e propri guadi. Simile ai primi due è il mercato rurale del martedi a Coc Ly. Qui un tremendo acquazzone ha reso più difficoltosa la visita, ma la visita è rimasta comunque piacevole.

L'arrivo a Sapa

Sapa è un po' il centro turistico del nord del VietNam. Nella piccola cittadina i servizi per turisti si sono espansi come un piccolo cancro, tanto che non sembra quasi di trovarsi nel sud est asiatico. Bisogna entrare nel mercato della città per ritrovare i colori e gli odori tipici dell'asia. Anziane persone provenienti dai villaggi vicini con i loro abiti tradizionali comprano carne e riso, e tu immagini come quella medesima scena si stia ripetendo uguale da centinaia di anni... solo che se qui accenni un sorriso ti puo capitare che ti si risponda con un bon inglese e ti si inviti a comprare un pacchetto turistico che ti porti a visitare i villaggi vicini. I villaggi nella zona di sapa non sono come quelli di BacHa... qui i soldi dei turisti hanno profondamente trasformato l'ambiente, portando strade ben pavimentate, edifici in cemento, semplici FastFood ed internet WiFi. Non che questo sia un male, anzi, ma molti turisti credono che questa sia la vera situazione dei villaggi nelle montagne nel VietNam... invece la realtà è molto diversa, ed è fatta di capanne di legno, strade fangose, e corrente elettrica disponibile solo da pochi anni a questa parte.

Il mercato di SinHo

Fuggito da Sapa, mi reco a visitare il mercato di SinHo, una cittadina di discrete dimensioni decisamente fuori dai classici circuiti turistici, visto che solo due o tre turisti a settimana la visitano. Qui il mercato ti fa vivere appieno la sensazione di trovarti in un mercato locale, soprattutto per ue motivi. Il primo è che sono del tutto assenti le bancarelle di souvenir; il secondo è che il mercato attira un sacco di gente dai villaggi vicini, tutti vestiti ancora con gli abiti tradizionali. Nessuno parla inglese, se non poche parole, ed è particolarmente divertente interagire con le persone aquistando un po' di frutta... verdura... galline... granchi... serpenti... vestiti... stoffe... ecc... ecc... ecc...

Verso PongSaLi nel nord del Laos

Alle sei del mattino perte il mio autobus per il confine con il Laos. Arrivo nel primo pomeriggio nella citta' di DienBienPhu, sito di importanza storica in quanto qui i vietnamiti sconfissero i francesi ponendo termine alla colonizzizione della regione. Alle 5:30 del mattino successivo parte l'unico autobus per il confine... chiedo se ce ne sono altri e mi dicono che è proprio l'unico. Arrivo alle 11:30 a Muang Khuae cerco di informarmi su come raggiungere PhongSaLi nel nord. Sia all'uffisio turistico che alla stazione degli autobus mi dicono che l'unico autobus parte il mattino dopo; solo l'autista del TukTuk mi informa che un autobus proveniente dal VietNam sarebbe passato nell'arco di mezz'ora per andare diretto a PhongSaLi. Contendo dell'occasione prendo al volo quell'autobus che sarebbe arrivato tranquillamente per le cinque a destinazione, se non fosse stato per la frana che ha completamente ostruito la strada. Due buldozzer hanno lavorato ininterrottamente per ore prima di riuscire ad aprire un varco! Arrivato quindi a PhongSaLi alle 20:30, buio pesto e senza illuminazione stradale, non c'è traccia di tuktuk e sono costretto a fermare un motorino a caso che, al mio urlo "PhongSaLi" è stato abbastanza perspicace da portarmi nella prima guesthouse che ha trovato.

Visita al villaggio Akha

Essendo per sfortunata fatalita' privo diella mia Lonely Planet, ho dovuto girare in lungo a in largo l'intera citta' prima di trovare l'ufficio turistico, probabilmente l'unico posto dove trovare persone che parlino inglese. Qui organizzo un mini trekking per raggiungere un villaggio Akha. Partenza in autobus il mattino seguente, ci fanno scendere in un punto dove troviamo ad attenderci la nostra guida. Il percorso prevede una prima semplice camminata su una facile strada, pranzo al sacco, una seconda camminata più impegnativa fino al villaggio, attivita' di pesca il giorno seguente e una facile camminata di ritorno. La giornata comincia in modo semplice, il percorso è molto facile, ma nonostante questo arriviamo affamati al punto prescelto per il pranzo. Allestito un giaciglio di foglie dove sederci, e di foglie un po' piu' grandi come tovaglia per il cibo, il nostro menu' prevede dell'ottimo pollo, pesce e frittata, il tutto accompagnato dall'immancabile StikyRice, il riso glutinoso tipico laotiano. Il resto della camminata, prevista faticosa, e' diventata una vera avventura a causa dell'arrivo della pioggia. Per qualche oscuro motivo il monsone si e' accanito proprio in quelle ore, rendendo scivoloso ed incredibilmente fangoso un terreno gia' martoriato dalle piogge precedenti. Ad ogni passo scivolavi, ti infangavi fino alla caviglia o ti impigliavi nella fitta vegetazione; il tutto ovviamente sotto la pioggia battente. Nei pochi momenti di pausa, sporchi di fango sia per le condizioni del terreno che per i vari e numerosi scivoloni, appena la vegetazione si apriva un po', ne approfittavamo per liberarci delle decine di sanguisuche che affollavano le nostre gambe. Fortunatamente la guida ci aveva consigliato di tenere i pantaloni corti lungo il cammino, in modo da vederle bene e toglierle con molta piu' facilita'. Arriviamo nel pomeriggio al villaggio Akha... un semplice villaggio di capanne dove quasi tutte le donne ancora indossano il loro caratteristico abito tradizionale. In questo villaggio arrivano un paio di gruppi di turisti al mese... o anche meno, ed e' facile notare negli occhi degli abitanti un misto di curiosita' ma soprattutto diffidenza. Sicuramente pero' l'esperienza vale la fatica fatta. Il giorno dopo, il capo del villaggio dove dormivamo ci insegna, con scarso ma non nulli risultati, a lanciare la rete da pesca e pescare in perfetto stile laotiano. Finita l'imbarazzante esperienza, consci di essere visti come incapaci (qui anche i bambini lo sanno fare) ci dirigiamo di nuovo in citta'

Nuovamente in VietNam

L'autobus delle sei del mattino per Dien Bien Phu ha pensato bene di partire con 18 ore di anticipo... del resto c'erano abbastanza passeggeri! Prendo quindi l'autobus delle undici partito dà Udomxani, sul quale ritrovo due ragazzi inglesi con i quali ho condiviso la visita al villaggio akha. Loro hanno fatto un percorso un po' più rocambolesco, visto che una grossa frana ha completamente bloccato l'unica strada tra Phongsali e Udomxani. Sono infatti stati costretti ad attraversare la frana a piedi e cambiare autobus. Arrivati a Dien Bien Phu, cerco l'autobus per Hanoi, contratto un po' sul prezzo ma scelgo in realtà in base all'orario di partenza, in modo da avere il tempo di cenare. Oramai la parte avventurosa del viaggio è finita, e mi dedico a godersi la particolare atmosfera della capitale, tra locali, bancarelle e negozi.

Huè e i resti dell'impero.

La cittadina di Huè non ha di per se molto da offrire, ma qui è possibile visitare i resti delle dimore e delle tombe imperiali. Purtroppo la guerra ed il tempo hanno compromesso gran parte delle rovine, ma ci sono comunque ancora molti edifici in ottimo stato di conservazione che permettono di assaporare la vita dei ricchi imperatori di un paio di centinaia di anni fa. Le loro tombe si trovano a pochi chilometri dal centro cittadino... una facile metà per un giro in bicicletta. Le indicazioni sono piccole e non si notano, ma la gente è sempre disposta a indicati la strada... anche se talvolta tali indicazioni sono di difficile interpretazione: "per la tomba dell'imrperatore?" - "si, la tomba"; "vado a sinistra?" - "si, a sinistra"; "allora vado a sinistra!" - "si, a destra"; "vado a sinistra o a destra?" - "esatto!"; "ma porc.." Detto questo i resti dei monumenti degli antichi imperatori meritano di sicuro la visita.

Hoi an.

Hoi an è una piccola cittadina il cui centro storico è stato dichiarato patrimonio dell'umanità. Il motivo è che tutte le abitazioni del centro sono state passate di padre in figlio per cinque o sei generazioni, rimanendo praticamente immutate nel tempo. Molte di queste case, sono tuttora arredate con mobili antichi, ed abitate dai discendenti di chi le ha costruite. Entrando nelle singole case, non è difficile immaginarsi la vita di queste persone alcune generazioni fa. Purtroppo le famiglie che abitano queste case si tengono ben nascoste agli occhi dei turisti; la parte visitabile della Casa, inoltre, è oramai molto più simile ad un museo senza vita, piuttosto che al luogo dove vive una famiglia. Anche le vie della città vecchia, fantastiche oasi dove rilassarsi e passeggiare, mostrano il loro fascino solo se si riesce a vedere oltre gli onnipresenti e unici negozi per turisti.

Il viaggio vedo Saigon

Oramai sono sulla via del ritorno. Il viaggio è durato tre ore meno di quanto previsto; partito dall'hotel alle cinque del pomeriggio, sono arrivato a destinazione alle quattro del pomeriggio del giorno dopo. Il viaggio, nel complesso tranquillo, ha avuto una particolarità degna di nota. Appena saliti sull'autobus, il boss della compagnia ci informa che avremmo dovuto cambiare autobus tra una quindicina di minuti. Dopo circa trenta minuti, l'autobus è oramai partito ed ha lasciato la città. Mi chiedo dove mai potremmo cambiare autobus, e la risposta non tarda ad arrivare: Appena raggiunto l'incrocio con la statale, tutti i passeggeri per saigon vengono scaricati nel mezzo del nulla. Aspettiamo pazienti, per circa trenta minuti, seduti sul guardrail, l'autobus che alla fine ci porterà a destinazione.

I mercati galleggianti sul delta del Mekong

Come è facile aspettarsi, il delta del Mekong è un posto pieno di vita. Vista la grande quantità di corsi d'acqua, per molto tempo le strade semplicemente non sono esistite, e le principali vie di comunicazione sono stati canali e fiumi. Anche i mercati si sono quindi sviluppati sui fiumi. Verso le quattro di mattina arrivano i banconi con le merci con appesi ad un palo di bamboo i prodotti venduti, come delle bandiere ad indicare quale tipo di ortaggi vengono venduti sul quel particolare balcone. Dopo qualche giorno, finite le merci, quel balcone se ne sarà andato. Sia il primo che il secondo giorno visito il mercato a bordo di una barca. Il primo giorno con un tour organizzato, il secondo su di una barca privata affittata la sera prima. Affittare una barca per alcune ore non è difficile. Basta recarsi al molo delle imbarcazioni; non farai in tempo ad entrare nella zona del molo che verrai quasi assalito da alcune signore pronte ad affittati la barca. L'arrivo al mercato merita davvero la visita. È impressionante la grande quantità di barche. Le grandi, che vendono, sono ancorat; le piccole, quelle dei clienti, si avvicinano e comprano. Non mancano ovviamente le piccole barche che vendono frutta, caffè caldo, noodles, ecc. C'è un certo divertimento a comprare una tazza di caffè caldo da una piccola barca che, agganciata alla tua, contemporaneamente oscilla a causa delle onde di qualche balcone di passaggio. Anche la visita delle centinaia di canali ha un suo fascino; alcune ore in barca mostrano molto bene come gli abitanti dei villaggi siano ben integrati con il loro fiume.

Saigon

Il viaggio volge oramai alla fine. Gli ultimi giorni sono dedicati alla città, ai suoi piccoli vicoli e ai grandi grattacieli. Una visita piacevole, anche se non sono un gran patito delle grandi città. Degna di nota la visita al museo dei residuati bellici... in realtà è piuttosto una mostra fotografica. Oltre ad essere esposte alcune tra levato più famose sulla guerra del Vietnam, sono in realtà anche esposte tante foto che difficilmente ad un occidentale capita di vedete. In alcune sezioni del museo, in particolare quelle relative alle bombe al napalm ed al fosforo, e quelle relative ai defoglianti chimici, ho fatto fatica a non vomitare di fronte agli effetti di tali agenti sulle persone. La guerra torna nuovamente in primo piano nella visita delle gallerie di Ci-chi. Impressionanti i piccoli cunicoli usati dai viet com per combattere gli americami; cuccioli stretti, bassi e claustrofobici, e nonostante questo, comunque allargati per permettere a noi occidentali di poterli percorrere. Impressionanti pure le trappole preparate e nascoste nella vegetazione. Fortunatamente quella guerra è finita... sfortunatamente nel mondo ancora esiste. La visita ha comunque avuto una nota divertente: la possibilità di provare a sparare con una serie di armi da guerra, i fucili americani m16, il famoso AK47, mitragliatori di grosso calibro da montare suora le jeep, od il mitragliatore m60... il tutto mentre i responsabili del poligono ti invitavano... "provato, è il fucile di rambo!"

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