Egitto: diario di viaggio

Il Cairo

È il 29 agosto del 2010 ed il mio aereo è appena atterrato sul suolo Egiziano. Comprato il visto d'ingresso e ritirato il bagaglio trovo ad aspettarmi un ragazzotto di nome Solo pronto a portarmi all'hotel. Saliti sulla sua vecchia FIAT 131, ci lanciamo nel traffico cittadino, praticamente consistente in un'unica coda lunga più o meno tutto il percorso dall'aereoporto al centro città. Sapevo che il traffico sarebbe stato caotico, ma non mi aspettavo un certo livello di anarchia. La segnaletica a terra viene del tutto ignorata, per cui strade a tre corsie si trasformano automaticamente in superstrade a quattro file di auto. Le auto sono tanto vicine che non mi azzardo a mettere il braccio fuori dal finestrino. L'uso del clacson riflette poi un certo livello di isteria collettiva, visto che si suona per ogni motivo... per dire che stai arrivando, per dire che sei attivato, per dire di astare attento, per dire di averti visto, per dire ciao oppure anche senza motivo apparente! Non si può poi non notare l'indegna quantità di sporcizia presente ovunque... pensavo che Nuova Delhi fosse sporca... ma adesso ho visitato anche il Cairo. Scoprirò poi che la cosa si estende a tutto L'Egitto. Il mio hotel non è poi male; piuttosto accogliente, si trova all'ultimo piano di un palazzo fatiscente; uno di quei palazzi in cui avrei paura ad entrare, tanto poco è rassicurante è il suo aspetto. Dedico la giornata seguente alla visita della città, il museo egizio, il cairo Copto, La moschea ed il vicino souk.


Sebbene abbia visto delle belle cose, è pur sempre una grande megalopoli, e non riesce ad affascinarmi più di tanto. Il terzo giorno lo dedico alle piramidi: le piramidi della piana di Giza, la piramide a gradoni, la piramide rossa e quella romboidale. Lo spettacolo è ovviamente impressionante, ma, complice un cielo nuvoloso e carico di sabbia per il vento, non molto gratificante, visto che le piramidi addirittura non erano un gran che visibli. Ad ogni modo, dopo tanti viaggi, ho finalmente visto le piramidi. Tristissimo invece è stato il giro a cavallo attorno alle piramidi... lo racconto con il solo intento di scoraggiare chiunque dall'intraprendere una simile esprerienza. A parte che risulta difficile vedere l'alba se si parte dopo l'alba, ma la cosa terrificante è ritrovarsi in mezzo ad una folla di locali e turisti, tutti che si muovono tra le dune e le case vicino all'ingresso del sito delle piramidi. Centinaia di persone, fanno la spola tra la collina più alta e le stalle, chi a cavallo, chi in cammello, chi in moto, chi in fuoristrada. Le moto schizzano veloci, impennando e spaventando i cavalli; le macchine sfrecciano veloci contando sul fatto che tanto prima o poi tu ti scansi. Il percorso che segui costeggia il muro di cinta del sito, facendosi strada tra cumuli di immondizia e cadaveri abbandonati di cavalli e di cani. Tutta questa zona di deserto è poi coperta di immondizia e ossa di animali spolpate da quanche predatore. L'odore dello smog e delle bestie si mescola con l'odore dell'immondizia in putrefazione. Evitatevi tutto ciò.

Le oasi ed il deserto occidentale

L'autobus per Al-Bahariya parte alle 8:00 del mattino. Impiegherà cinque ore a raggiungere la destinazione. L'oasi ha al centro il villaggio di Bawiti; una anonima cittadina con qualche negozio, un paio di ristoranti, e decine di persone pronte a portarti in jeep nel deserto. Dopo aver organizzato un giro di tre giorni tutto fuoristrada dall'oasi di bahariya fino all'oasi di Dakhla, mi preparo per il pranzo. Ci sono soltanto due ristoranti; il primo che visito mi fa passare l'appetito... il secondo mi fa quasi rimpiangere il primo. Mi siedo, ed il padrone viene a salutarmi stringendomi la mano; un misto di unto e sudore mi rimane appiccicato, e vado quindi a rilavarmi le mani in un lavandino nel cortiletto. Il ristorante è a conduzione famigliare; praticamente una delle stanze della casa è stata adibita a ristorante con un TV, qualche tavolo ed un frigo. Non c'è un menù ufficiale; il padrone mi chiede se mi va bene del pollo e non posso far altro che rispondere di si. Dopo nemmeno un minuto mi porta un'anca di pollo, un piatto di riso in bianco, patate lesse con sugo, un'indalata di pomodori e cetrioli e quella che credo essere una minestrina di brodo e riso. Vista la velocità nel servirmi, ed il fatto che era quasi tutto caldo, mi chiedo se questo cibo non sia stato semplicemente prelevato dal piatto di qualcuno della famiglia. In realtà era poi tutto buono... a parte forse il riso che ho preferito lasciare al prossimo cliente. Organizzato il mio viaggio per i tre giorni seguenti, esploro un po' la cittadina e poi vado a dormire. È mattina e sono circa le nove; è ora di partire per il deserto. Ovviamente la puntualità non è esattamente una dote egizia, quindi prima di essere pronti si fanno le undici e mezza. Il giro mi porta a visitare tutta una serie di luoghi nei dintorni dell'oasi di Bahariya e dell'oasi di Falafra, fondamentalmente il deserto nero ed il deserto bianco. I posti sono davvero molto suggestivi e le varie formazioni rocciose davvero particolari e interessanti da vedere. Dormiamo sotto le stelle, mentre vengono a farci visita le volpi del deserto per vedere se abbiamo qualche avanzo della cena. Successivamente, il giorno dopo, partiamo per l'oasi di Dakhla, percorrendo una lunga pista nel deserto, che ci porta a vedere paesaggi continuamente diversi e sempre molto suggestivi. Rimane costante il caldo, che sebbene sia un caldo secco, raggiunge livelli difficilmente sopportabili. Nelle ore più calde ogni ogetto che tocco è caldo se non bollente... anche l'acqua che uso per bagnarmi la fronte scotta nella mia mano! Persino un accendino, lasciato incautamente incustodito dalla guida, sebbene stesse all'ombra, non ha sopportato il caldo ed è esploso! Ci accampiamo nei pressi dell'oasi per la seconda notte nel deserto; il mattino dopo arriveremo a destinazione. Arrivati a Dakhla il terzo giono, mi sistemo nell'unico hotel nel centro del villaggio di Al-Quasr, un luogo molto semplice ed un po' polveroso, ma gestito da un simpaticissimo signore di nome Mohamed che riesce a procurarti tutto quel confort necessario per farti sentire a tuo agio. Ovviamente è necessario dormire sul tetto, perchè nella stanza fa decisamente troppo caldo! Dopo una giornata di sole i muri dell'edificio sono talmente caldi che non credo l'aria all'interno sia mai scesa a temperature decenti... sotto i 36/37 gradi. Sistemati i bagagli visito l'antico villaggio ottomano, una piccola perla giunta ben conservata fino ai giorni nostri. Nella visita mi accompagna una guida che mi mostra i punti più interessanti, ed un ragazzino che, alla fine della visita, mi mostra la bottega di un realizzatore di vasi in creta. Ovviamente subito questo si prodiga nella reaizzazione di un paio di oggetti in cambio di una piccola mancia.

Luxor

Con un taxi privato, dividendo la spesa con una famiglia francese al loro secondo viaggio in Egitto, mi sposto dall'oasi dome mi trovo fino a Luxor. Il viaggio è lungo e un po' faticoso, visto il caldo soffocante. Arrivo però a destinazione risparmiando almeno un giorno. A luxor mi immergo nella visita delle rovine del tempio di Karnak e di Luxor, per poi visitare le tombe degli antichi faraoni nella valle dei re. I templi di Luxor e Karnak sono davvero maestosi; dopo quattromila anni sono giunti a noi molto ben conservati, e sicuramente intatti nella loro maestosità. Impressionanti sono soprattutto le colonne, di dimensioni enormi, ed alcune statue. In molti punti si vedono ancora i resti degli antichi colori, e provo ad immaginarmi questi due templi al massimo del loro spendore. Il giorno dopo, prendendo un'auto ed un autista visito anche i templi di Abeydos e Dendara, poco distanti da Luxor. Nonostante tutti gli incontri che ho avuto con la gente del posto siano stati ben più che amichevoli, ho dovuto richiedere un permesso alla polizia per intraprendere il viaggio. Ad ogni punto di controllo, l'ufficiale di servizio ci attendeva, ci interrogava su chi fossimo, da dove venissimo e dove andassimo, e poi ci lasciava passare. Anche questi templi sono particolarmente maestosi e meritano certamente una visita. Diverso è il discorso della visita alle tombe dei re, delle regine e dei nobili. Le tombe dei nobili non sono affatto maestose; al contrario da fuori sono niente di più che un buco in una parete di roccia. Altro discorso una volta che ci si entra... sale completamente decorate i cui colori hanno mantenuto la vividezza che avevano quattromila anni fa. Visito una quindicina di tombe diverse e tutte sono tra loro molto differenti per forma, dimesione e decorazioni; ognuna di esse merita una visita. Per quanto riguarda la visita della città, ho trovato molto caratteristico è il mercato cittadino, non quello turistico, ma quello locale, dove la gente si reca per comprare quello che le serve. Affollato, rumoroso, colorato e pieno di odori; la gente è in genere cordiale ed è piacevole fermarsi a scambiare un paio di parole. Qui a Luxor c'è stata una netta divinsione tra i commercianti che vendono souvenir e quelli che vendono prodotti per la gente del luogo.

Assuan

Il treno per Assuan parte alle 9:30 dal secondo binario; ce n'è anche uno alle 8:30, ma sono stanco e voglio dormire un'oretta in più. La biglietteria non mi ha voluto fare il biglietto; mi ha anzi detto che l'unico treno è quallo delle 18:00. L'ufficio informazioni turistiche mi ha invece detto che il biglietto devo farlo sul treno... ma non mi è del tutto chiaro il motivo, visto che i passeggeri egiziani hanno il loro biglietto. Non indago ulteriormente ed arrivo alle 12:30 a destinazione. Assuan è una cittadina molto più ordinata e pulita di Luxor; nel suo porto sono attraccate moltissime feluche, l'imbarcazioni tipiche egiziane, oltre che i grandi alberghi galleggianti delle crociere sul nilo. Il mercato locale è molto meglio tenuto, con il suo pavimento ben lastricato, e sebbene molto turistico, ha anche un suo lato un po' meno finto. Anche qui, come a Luxor, i commercianti riescono a esasperarti; è infatti del tutto impossibile camminare senza essere fermato da qualcuno ogni tre o quattro metri. In tutti i modi cercano di intrattenere un discorso, tutti più o meno nello stesso modo, e l'unico modo per sopravvivere è ignorarli del tutto. In città le attrattive non sono poi così tante; degno di nota è l'obelisco incompiuto, forse il più grande monolito esistente al mondo... se fosse stato terminato; ed il tempio di File, spostato pietra dopo pietra per preservarlo dalle acque del lago artificiale conseguente la costruzione della diga. Interessante passeggiare per gli stretti vicoli del villaggio nubiano nell'isola Elefantina, peccato solo che qui, come del resto in tutto l'Egitto, ogni angolo di strada sia un buon posto per una discarica. Forse una delle scene più suggestive è l'immagine del porto al tramonto, con le sue decine di feluche attraccate.

Abu Simbel

Assuan è soprattutto il punto di partenza per visitare i templi di Ramsesse II ad Abu Simbel. Sono veramente imressionanti e per molti aspetti mi ricordano le rovine di Petra. Gran parte del piacere della visita viene comunque dal fatto che ho deciso di dormire una notte nel paese, per dedicarmi con calma alla visita. Ho visitato infatti i templi due volte; la prima in giornata da Assuan, ma le molte ore di viaggio e la breve permanenza nel sito non mi hanno fatto godere la visita. Dormendo nel paese ho avuto sicuramente molto più tempo, ed ho quindi potuto entrare un po' in contatto col la gente del luogo. La loro gentilezza ed ospitalità, la loro semplicit&agrve; ed allegria stonano molto con la preoccupazione della polizia che non solo controlla se sotto i bus dei turisti ci sono delle bombe, ma si agita e cerca di dissuaderti se cerchi di girare per fatti tuoi per il villaggio invece di andartene subito in albergo.

Il Sinai - Dahab

La partenza da Abu Simbel era prevista verso l'una del pomeriggio; l'incontro fortuito con altri quattro viaggiatori spagnoli ci ha permesso di affittare un minibus tutto per noi e partire tre ore prima. La nostra speranza di non doverci unire ad un convoglio di autobus turistici è risultata comunque vana. Arrivato alla stazione di Assuan, trovo una coincidenza che mi fa arrivare a Luxor verso le sei e mezza del pomeriggio; qui una seconda coincidenza mi porta a Suez con un viaggio notturno di quelli con aria condizionata a 14 gradi... che freddo! A suez la stazione degli autobus sembra davvero un posto disperso nel nulla; ad ogni modo dopo alcune ore parte un autobus per Dahab, dove arrivo alle 19:00pm circa. Dopo una giornata di meritato riposo, la sera successiva si parte per scalare il monte Sinai e visitare il monastero di Santa Caterina. La partenza è fissata per le 11 di sera; arriviamo al monastero intorno alle due e cominciamo la scalata del monte Sinai. Alcuni scelgono di salire utilizzando i cammelli che i beduini mettono a disposizione, ma i più decidono per la salita a piedi. Vedere l'alba dalla cima del monte è un'esperienza che certamente vale la fatica delle due ore ci scalata notturna. Il monastero poi merita certamente una visita, essendo la chiesa cristiana più antica al mondo, dove viene conservato l'arbusto infuocato sotto la cui forma Dio parlò a Mosè. La visita a Dahab, continua con una immersione subacquea per vedere la bellissima barriera corallina vicina alla spiaggia. Mi immagino cosa debbano essere i siti di immersione veri e propri. per chi lo desidera sono disponibili dei corsi che in tre/quattro giorni ti permettono di conseguire il brevetto PADI Open Water. Decido invece di aggregarmi ad un tour organizzato che mi porta a visitare la città di Gerusalemme, ma prima un'escursione in Jeep nel deserto per visitare due canyons che a detta delle agenzie sono particolarmente belli da vedere. Effettivamente valgono la spesa della visita, senza però essere esattamente spettacolari. È comunque interessante vedere come si svolge la vita per le cinque famiglie che vivono nell'oasi dove abbiamo mangiato a metà della giornata.

Gerusalemme

La visita di Gerusalemme non è stata esattamente fatta nel mio solito stile di viaggio. Non sono infatti abituato a prendere parte ad un tour su di un autobus da sessanta posti! Ad ogni modo il mio interesse era soltanto visitare la città in poco tempo e senza fatica, visto che oramai il viaggio volgeva al termine. Il passaggio della frontiera è stato sicuramente il più particolare che io habbia mai fatto. Mi hanno controllato il passaporto una prima volta, facendomi una serie di domande su di me, chi sono, dove vado, dove sono i miei compagni di viaggio, perchè entro in Israele, ecc. Dopo una lunga coda mi ricontrollano il passaporto, ma questa volta il fatto che viaggio da solo li insospettisce maggiormente e decidono di separarmi dal mio bagaglio, per poi farmi una seconda serie di domande: quando dono nato, dove abito, che mestiere faccio, che mestiere facevo prima, perchè ho cambiato, quando sono atterrato al Cairo, che giro ho fatto in Egitto, in quale hotel risiedo, se ho la chave dell'hotel nel bagaglio, che sto trasportando un pacchetto per conto di qualcuno, se tutto ciò che ho nello zanio appartiene a me... soddisfatti della disinvoltura con cui ho risposto mi hanno fatto poi proseguire per il controllo del bagaglio ai raggi x e il successivo ingresso nel paese con il timbro sul passaporto. Il giro comprendeva una prima fermata sulle sponde del mar morto, dove abbiamo trascorso un'oretta divertendoci a galleggiare nelle acque più salate del pianeta. Successivamente abbiamo visitato la Chiesa della Natività a Betlemme, all'interno dei territori occupati. Nell'entrare a Gerusalemme, non si può non notare il muro di cemento che gli israeliani hanno costruito nel 2004 e che separa gerusalemme est da Gerusalemme ovest. I passaggi ai vari chec-point sono sempre lenti e minuzioni, ma mai problematici. Arriviamo al muro del pianto, poi ci dirigiamo attraverso il mercato arabo verso la Ciesa del Santo Sepolcro. Questa è davvero bellissima, e devo ammettere che la visita è stata in un certo senso emozionante. Non tutte le persone del gruppo l'hanno però visitata... due ragazzi italiani si sono persi a Gerusalemme e siamo stati poi costretti a lasciarli li... ma ho poi saputo che la guida li ha ritrovati e ha organizzato il loro ritorno in Egitto.

Alessandria

Un lungo tragitto in autobus mi porta ad Alessandria. Qui non ci sono particolari siti che meritino una visita, e quei pochi che ci sono non sono poi così impressionanti. Ad ogni modo è piacevole osservare il punto esatto dove sorgeva il grande colosso di Rodi, e la moderna struttura della nuova biblioteca di Alessandria, che promette di eguagliare in prestigio quella antica. Dopo una visita alla città mi immergo nei mercati locali per avere un assaggio della vita quotidiana degli alessandrini.

Siwa

Da Alessandria mi dirigo a Siwa, un'oasi nel mezzo del deserto, piuttosto lontana dai classici itinerari turistici. L'oasi in se ha un suo fascino; le rovine, il palmeto, la gente... se ci si vuole rilassare decisamente questo è il luogo ideale. La cosa strana, alla quale non sono proprio venuto a capo, è che ho trovato tutto chiuso. I negozi aprono solo poche ore, turisti non se ne vedono, le decine di agenzie che organizzano giri turistici sono chiuse. Forse il tutto si spiega con l'essere in bassa stagione e nel pieno del ramadan... chissà! Ad ogni modo dopo la visita all'oasi ritorno al Cairo, dove passerò gli ultimi giorni prima della partenza.

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